giovedì 13 marzo 2008

L’importanza di vivere a sinistra, in un contesto locale, dove il problema dell’emarginazione è forte e difficile da gestire, significa partecipare attivamente alla salvaguardia di diritti fondamentali come la tutela della cultura e della socializzazione intesa in senso ampio.
A questa breve introduzione si rifà l’impegno nostro, del movimento di sinistra, che ad oggi diventa anche un movimento ampio che non guarda ad un colore politico, nella problematica specifica, ma che racchiude in sé il senso della tutela di tutti i diritti fondamentali che in un paese “apparentemente” normale come il nostro devono essere scontati.
Sabato 8 marzo abbiamo avuto la capacità di sintetizzare tutto questo facendo un incontro trattando il tema delle politiche sociali nelle case gescal, non primo e non ultimo in fatto di incontri.
La novità è stata quella di discutere dei problemi dove possono esservi le difficoltà e quindi di uscire dai “soliti” luoghi politici. Logicamente il nostro era un esperimento. Esperimento ben riuscito vista la partecipazione e che sicuramente verrà riproposto in altri luoghi con altri temi.
Il motivo dell’incontro è stato innanzitutto la volontà di far conoscere la “carta dei servizi sociali”
Carta dei servizi sociali che rappresenta un documento a cui fanno capo i comuni rientranti nell’ambito C6 dell’Alto Casertano, e che serve per chiarire gli elementi informativi essenziali per accedere al sistema di interventi, servizi e prestazioni offerti dalle amministrazioni comunali coinvolte, atti a garantire un sistema socio-assistenziale integrato rivolto alle famiglie a alle fasce più deboli.
I requisiti necessari per accedere ai servizi previsti dalla carta dei servizi sociali vengono accertati dall’ufficio di cittadinanza (UdC) del comune di Alife.
La carta dei servizi sociali si articola su 3 regolamenti:”il sostegno economico ai nuclei familiari”, che si rivolge ai minori orfani, agli invalidi del lavoro incollati ed agli indigenti; “il servizio di assistenza domiciliare agli anziani e disabili”; “l’azione integrata di contrasto alla povertà, alla marginalità e di sostegno al reddito”.
Una cosa che è dispiaciuta a noi tutti gli intervenuti è stata la mancata presenza della responsabile dell’UdC del comune di Alife.
Sottolineando che l’interesse nostro è quello di evidenziare che il problema non è circoscritto nelle case gescal ma si estende su tutto il territorio alifano ad oggi abbiamo deciso di colloquiare con gli abitanti delle “palazzine” solo come punto d’inizio, per capire realmente come si estende il problema.
In settimana sarà distribuito un questionario che tratta dei problemi sociali-sanitari-economici da sottoporre ad un gruppo sociologi.
Credo che le buone azioni che si fanno una volta ogni 5 anni finiscono per produrre solo una cattiva abitudine. Bisogna rimboccarci le maniche tutti. Il mio vuole essere un modo per aprire il nostro movimento ad altre associazioni.

Forse è proprio vero il detto che “aiutare le persone non vuol dire dargli il pesce, ma imparargli a pescare....”

Giuseppe Santagata

lunedì 28 gennaio 2008

Cari amici che frequentate, partecipate, leggete il blog io Giuseppe segretario del Prc di Alife, ma prima di tutto segretario di un gruppo di giovani che crede in un rinnovamento serio della nostra cittadina, voglio rendervi un grande ed affettuoso saluto.

Sono lieto nonché onorato delle presenze che ogni giorno convergono sul nostro blog, in quanto , in qualche modo ci lasciano capire che il lavoro fatto è preso in seria considerazione.

E’ la prima volta che intervengo con un comunicato. Quello che mi spinge a farlo è la voglia di credere che l’impegno profuso fino ad oggi non sia un impegno dato a vuoto.

Credo di aver dato fino ad oggi fiducia ad un gruppo serio (il quale quotidianamente mi riconferma la fiducia). Un gruppo che pone alla base lo scherzo, il riso ma anche una forte preparazione culturale e che integrato da sempre nelle vicende ed attività della nostra città colloca l’interesse per la stessa quale obiettivo primario dell’attività politica.

Intervengo in quanto mi sento in dovere di dire che gli eventi che si susseguono in regione e al governo, di cui Rifondazione è parte integrante, non possono che far pensare ad una generalizzazione delle colpe così da investirci quasi come fossimo noi i responsabili dei casini a Pianura, noi i responsabili dei casini di Mastella ecc. ecc... Così non è. Vi sono colpe e colpe, vi sono colpevoli e colpevoli. Il problema è che si confonde, o lo si fa per scelta, l’attività di un gruppo di giovani aderenti ad un partito politico, quali responsabili di problemi che sono molto al di sopra di loro e che forse non orbitano nemmeno intorno al loro partito (il caso dell’immondizia è un problema su cui ci sarebbe molto da dire). Credo, con molta umiltà, che screditare un gruppo di giovani che vuole fare il bene della collettività, in una società come la nostra oggi, può, per chi cura attraverso la politica gli interessi personali, convenire. Questo però lo è per chi fa della politica i propri interessi ma non per chi ne fa una battaglia sociale. Qui apro ora una discussione che pone alla base la scelta nostra di aderire a Rifondazione.

Posso essere a favore della privatizzazione dell’acqua? Ebbene non posso esserlo.

Posso essere a favore della privatizzazione di strutture come la sanità, l’istruzione? Ebbene non posso esserlo.

Posso essere a favore dei salari degli operai che sono 100.000 volte inferiori ai loro manager? Ebbene non posso esserlo.

E così via…

Seguendo questo discorso io ora non sto più discutendo se è meglio ascoltare un monologo di Fini piuttosto che quello di Bertinotti ma pongo un altro quesito, quello di natura programmatica.

Tutte le domande che io mi sono posto io le trovo evidenziate in qualsiasi programma di Sinistra; allora qui mi chiedo posso essere altrove se non a Sinistra? La risposta credo proprio che è no…

Ritorniamo alla cara amata Città di Alife. In questi anni Rifondazione ha dovuto combattere contro quanti volevano generalizzare sul fenomeno giovane Rifondazione e ha dovuto difendersi da quanti ci “dipingevano” di essere una volta figli di un gruppo politico una volta di un altro, ebbene noi abbiamo sempre vinto queste chiacchiere non mollando mai, anche perché se è vero che “a volte il vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato” noi abbiamo sempre sognato da soli.

L’importanza di queste righe vive nell’interesse che il partito, ormai consapevole di aver scelto una strada dura ma per nulla difficile da percorrere, vuole d’ora in poi sottolineare tutte le attività che farà (ed evidenziare anche quelle fatte) con la speranza di trovare altra gente seria che possa contribuire sempre di più ai dialoghi.

Giuseppe Santagata